venerdì 8 dicembre 2017

8 Dicembre: Ogni cosa a cui teniamo


Buon otto dicembre Readers! 

Per l'ottavo giorno di Avvento, ho scelto uno dei libri più intensi del 2017. "Ogni cosa a cui teniamo" è una storia così diversa da quelle a cui siamo abituati, che è impossibile non trovargli un posticino nel cuore. A seguire trovate un pezzettino della recensione e sotto, con altissimo pericolo lacrime e spoiler, parte del primo capitolo. ❤

"Un viaggio verso la verità, alla riscoperta di se stessi. “Ogni cosa a cui teniamo” è stata una lettura intensa e straziante allo stesso tempo. Carica di dolore, ma anche di quell'amore che oltre a distruggere può guarire." Recensione completa 


Luglio

Il giorno del nostro matrimonio James, il mio fidanzato, è arrivato in chiesa in una bara.
Per anni lo avevo sognato mentre mi aspettava all’altare, con quel sorriso sul viso che riservava soltanto a me e che riusciva sempre a farmi sentire un brivido dentro. E invece, al posto di percorrere la navata per andare incontro al mio migliore amico, al mio primo e unico amore, mi ritrovavo al suo funerale.
Ero seduta accanto ai miei genitori nella chiesa colma di amici e parenti – gli invitati delle nozze, che erano venuti per rendere omaggio a un uomo morto troppo giovane e troppo presto. Aveva appena compiuto ventinove anni, e adesso non c’era più, sparito per sempre.
Una lacrima mi scese sulla guancia, e la fermai con il fazzoletto ridotto a brandelli che tenevo in mano.
«Tieni, Aimee.» La mamma me ne passò uno nuovo.
Lo strinsi nel pugno. «Gra... grazie.» La mia voce era acuta, come un singhiozzo.
«È lei?» una voce mormorò dietro di me, e io mi irrigidii.
«Sì, è la fidanzata di James» arrivò la risposta, appena sussurrata.
«Poverina, sembra così giovane. Da quanto tempo erano fidanzati?»
«Non lo so di preciso, ma si erano conosciuti da bambini.»
Un sussulto di sorpresa. «Ah, era un amore d’infanzia... Che tragedia.»
«Ho sentito che ci sono volute settimane per ritrovare il corpo. Ti immagini? Senza sapere nulla, per settimane?»
Io gemetti. Mi tremavano le labbra, e non riuscivo a farle smettere.
«Ehi, un po’ di rispetto per favore!» papà sussurrò aspro alle due donne. Si alzò in piedi, con difficoltà passò davanti a me e alla mamma urtando le nostre ginocchia, poi si sedette al mio fianco, perché io fossi in mezzo, tra lui e la mamma. Mi strinse a sé, diventando il mio rifugio contro i pettegolezzi sussurrati e gli sguardi curiosi.
L’organo risuonò, dando inizio alla cerimonia funebre. Tutti si alzarono in piedi. Io lo feci lentamente, perché avevo la sensazione che il mio corpo fosse invecchiato e dolorante, e afferrai la panca davanti a me per evitare di cadere all’indietro. Tutti i visi si girarono verso il fondo della chiesa, dove i portatori stavano sollevando il feretro di James sulle spalle. Mentre li osservavo avanzare dietro il prete, non riuscii a non pensare che stavano trasportando molto di più dei resti di James in uno stato di decomposizione troppo avanzato per una bara aperta. Le nostre speranze, i nostri sogni, il futuro che avevamo pianificato – anche loro erano finiti dentro quella bara. Il progetto di James di aprire una galleria d’arte in città dopo che aveva lasciato l’azienda di famiglia. Il sogno di inaugurare un ristorante tutto mio, quando i miei genitori avrebbero chiuso il loro. E il bambino che vedevo camminare tra me e James, con le manine nelle nostre.
Tutto sarebbe stato sepolto oggi.
Un altro singhiozzo mi uscì dalla gola e rimbombò sui muri della chiesa, più forte delle feroci note dell’organo.
«Non ce la faccio» gemetti con un sussurro strozzato.
Perdere James. Sentirmi addosso tutti quegli sguardi di pietà fissi su di me, mentre cercavo di tenermi in piedi in seconda fila. L’aria era soffocante, un misto stantio di sudore e incenso avvolto nel profumo dolciastro e nauseante dei mazzi di orchidee che decoravano ad arte la chiesa in stile spagnolo. I fiori erano stati comprati per il matrimonio, ma Claire Donato, la madre di James, li aveva voluti usare per il funerale: stessa chiesa, stessi fiori. Altra cerimonia.

****

Un bacio, 
Angela ❤

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