venerdì 2 dicembre 2016

2 Dicembre.. secondo giorno di Avvento!


"Sei il mio sole anche di notte" di Amy Harmon, è uno di quei libri che non ti aspetti. E' bello, potente, con dei personaggi principali eccezionali, e quelli secondari non sono da meno. 

Ambrose e Fern mi hanno insegnato che l'aspetto esteriore non è tutto. Non bastano le cicatrici su un volto per cancellare la grandezza di una persona e una ragazza non ha bisogno di essere una modella per amare e salvare qualcuno. Basta essere se stessi, Basta accettarsi, perchè ognuno è grande a modo suo ❤

"Però ascoltami bene. I più fortunati sono quelli che non tornano indietro. Mi hai sentito?"








(Pericolo Spoiler!)


Prologo

«Gli antichi greci credevano che dopo la morte tutte le anime, buone o cattive, discendessero agli Inferi, il regno di Ade, nelle profondità della Terra, e vi dimorassero per l’eternità», lesse Bailey a voce alta, con gli occhi che volavano sulla pagina. «A custodire gli Inferi dal mondo dei vivi c’era Cerbero, un enorme, malvagio cane tricefalo con un drago al posto della coda e teste di serpente sulla schiena». Bailey rabbrividì immaginando come doveva essersi sentito Ercole nel vedere la belva per la prima volta, sapendo di non avere altro che le proprie mani nude per sottometterla. «Era l’ultima missione di Ercole, la sua ultima fatica, e sarebbe stata la più difficile di tutte. L’eroe sapeva che una volta disceso agli Inferi, affrontando mostri e fantasmi e lottando contro demoni e creature mitologiche d’ogni tipo, forse non sarebbe più potuto tornare nel mondo dei viventi. La morte, però, non lo spaventava. Ercole l’aveva già affrontata molte volte e attendeva con ansia il giorno in cui anche lui sarebbe stato liberato dalla sua eterna schiavitù. E così andò, sperando in cuor suo di vedere nel regno di Ade le anime delle persone amate che aveva perduto, e per le quali ora stava espiando».


Pag. 89


Ambrose spinse la bici verso di lei e Fern prese il manubrio dalle sue mani. Per un secondo, la luce del lampione lo colpì in pieno volto. Fern sgranò gli occhi e le si mozzò il respiro in gola. Ambrose dovette accorgersene perché la fissò per un istante, poi indietreggiò, si voltò e corse via a grandi falcate. La sua tuta mera fu quasi subito inghiottita nell’oscurità. Fern lo guardò allontanarsi, impietrita. Non era l’unica ad essere cambiata.


Pag. 200

“Che vuoi dire?”, sussurrò Ambrose.
“Prova a pesarci. Non c’è sofferenza se non c’è stata felicità. Non proverei questo senso di perdita se non ci fosse stato amore. Non potresti eliminare la mia sofferenza togliendomi ......... dal cuore. In questo momento preferirei comunque soffrire così che non averlo mai conosciuto. Devo solo cercare di ricordarmene sempre.”





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