domenica 17 dicembre 2017

17 Dicembre: Infinite volte


"Perché alla fine della giornata, siamo tutti perduti. Siamo tutti ammaccati. Stiamo pieni di cicatrici. Siamo tutti a pezzi. Stiamo solo tutti cercando di capire cos'è la vita. A volte provi un'infinita solitudine, ma poi ti ricordi del tuo gruppo di appartenenza, della tua tribù. Di quelle persone che a volte ti odiano, ma non possono smettere di amarti."
 
Prologo
Alyssa

In fila per la cassa, il ragazzo con la felpa rossa continuava a fissarmi.
L’avevo già visto diverse volte, anche poco prima, quel lunedì mattina. Si trovava tutti i giorni con gli amici nel vicolo dietro al negozio di alimentari dove lavoravo. Li vedevo quando il mio capo mi faceva disfare gli scatoloni e poi li gettavo fuori.
Il ragazzo con la felpa rossa si presentava sempre con i suoi amici, ogni giorno. Facevano un gran baccano, fumavano sigarette e dicevano un mucchio di parolacce. Lui però si distingueva dagli altri che sghignazzavano e sorridevano: sembrava muto, come se con la testa fosse completamente altrove. Sorrideva di rado; chissà se sapeva che cos’era un sorriso. Forse era una persona che, invece di vivere, si limitava a esistere.
Capitava che ci guardassimo negli occhi, ma io distoglievo sempre lo sguardo.
Per essere un ragazzo, aveva occhi troppo tristi. Insostenibili da guardare. Occhi color caramello, con occhiaie profonde e violacee; erano anche segnati da rughe sottili, eppure era bello. Un bel ragazzo stanco. Come poteva essere così stremato e, allo stesso tempo, così bello? Ero sicura che avesse vissuto cento anni di lotte, pur essendo tanto giovane. Mi bastava vederne la postura per essere quasi certa che avesse conosciuto dolorose guerre private: se ne stava ingobbito, con la schiena mai dritta.
Eppure, non aveva l’aria sconfitta.

* * *

Pochi giorni dopo ritornò a restituirmi i soldi. Poi, cominciò a venire ogni settimana a comprare il pane o altra pasta o un pacchetto di gomme. Veniva sempre alla mia cassa. A un certo punto, io e Logan cominciammo a parlare. Scoprimmo che il suo fratellastro frequentava mia sorella e che stavano insieme ormai da un mucchio di tempo. A un certo punto, quasi sorrise. Poi una volta, lo giuro, rise addirittura.
Eravamo più o meno diventati amici, prima scambiando solo qualche battuta, poi facendo chiacchierate sempre più lunghe. Quando uscivo dal lavoro, mi aspettava seduto sul marciapiede del parcheggio e continuavamo a chiacchierare.
La nostra pelle si abbronzava al sole cocente. Ogni sera ce ne andavamo sotto le stelle ardenti.
Avevo conosciuto il mio migliore amico alla cassa di un supermercato.

E la mia vita non fu più la stessa.

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Qui trovate la recensione. Buona domenica sera Readers! 

Un bacio, 
Angela

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