giovedì 22 dicembre 2016

22 Dicembre 2016... ventiduesimo giorno di Avvento!


Beh, inserire qualche libro natalizio, doveva essere una cosa scontata. Ma, purtroppo per me non sono poi così brava a seguire i temi e libri di Natale ne ho letti pochissimi! 

Però queste tre storie, dovevano essere raccontate. Siccome, sarebbe stato difficile fare un riassunto, ho deciso di prendere il primo capitolo di ogni racconto, accorciarlo e pubblicarlo. 

"Let it snow" è stata una lettura piacevolissima. Sei personaggi diversi, raccontano la loro vigilia di Natale, e come questa gli farà conoscere persone nuove e speciali. Ogni autore ha dato qualcosa di suo. John Green ha creato due personaggi particolari, Maureen Johnson una famiglia pronta ad accogliere una sconosciuta e poi Lauren Myracle ha inserito un tocco di divertimento che non guasta mai. Direi che il clima ideale per immergersi in questo libro sarebbe durante una nevicata.. ma siccome la neve ha deciso di non farsi ancora vedere, anche un bel plaid, una tazza di tè, e la fantasia andranno bene! 







JUBILEE EXPRESS
Maureen Johnson

Capitolo 1

Era la sera della vigilia di Natale.
Anzi, per essere più precisi era il pomeriggio della vigilia di Natale. Ma prima che vi conduca nel cuore pulsante dell’azione, chiariamo subito una cosa. So per esperienza che se saltasse fuori più avanti, ne sareste così distratti da non riuscire più a concentrarvi sul resto di ciò che vi dico.
Il mio nome è Jubilee Dougal. Fermatevi un momento per abituarvi all’idea.
(…)
Sapete cos’è il Villaggio di Natale di Flobie? Il Villaggio di Natale di Flobie è una parte così importante della mia vita che do per scontato che tutti lo conoscano, ma di recente qualcuno mi ha detto che do troppe cose per scontate, e allora ve lo spiego.
Il Villaggio di Natale di Flobie è una raccolta di pezzi di ceramica da collezione che servono a formare una città. I miei genitori li collezionano dal tempo in cui sono nata. È da quando ho imparato a stare in piedi da sola che fisso quelle stradine di plastica acciottolate. Abbiamo tutto, il Ponte di Bastoncini di Zucchero, il Lago Scaccianeve, il Negozio di Caramelle Gommose, il Forno Pandizenzero, Vicolo Zuccherino. E non è neanche piccolo. I miei genitori hanno comprato un tavolo apposta per appoggiarcelo sopra. Occupa il centro del soggiorno dal Giorno del Ringraziamento fino a Capodanno. Ci vogliono sette prese multiple per farlo funzionare. Per ridurre l’impatto ambientale, li ho convinti a spegnerlo di notte, ma è stata un’impresa.
Il mio nome deriva dalla costruzione nº 4 del Villaggio di Natale di Flobie, Jubilee Hall. Jubilee Hall è l’edificio più alto della collezione.


UN CHEERTASTICO MIRACOLO DI NATALE
John Green

Capitolo 1

Eravamo al quarto film della nostra maratona James Bond, io, JP e il Duca, quando mia madre ha telefonato. Non ho guardato neanche chi era. Sapevo che era lei. Il Duca ha alzato gli occhi al cielo, seccata, e messo in pausa.
«Ma qual è il punto, crede che tu vada da qualche parte? C’è la bufera fuori.»

(…)
Ho alzato gli occhi al cielo. Il Duca si è portata un ricciolo dietro l’orecchio e ha riavviato Bond. L’ho seguito per un minuto ma poi mi sono ritrovato a guardare fuori dalla finestra, verso un lampione lontano alla cui luce i fiocchi di neve venivano giù come un miliardo di stelle cadenti in miniatura. E per quanto mi dispiacesse infierire sui miei e privarli del Natale a casa, non ho potuto fare a meno di desiderare più neve ancora.



IL SANTO PATRONO DEI MAIALI
Lauren Myracle

Capitolo 1

Essere me era uno schifo. Esserlo proprio in una sera bellissima come quella, poi, con la neve che si accumulava silenziosamente in mucchi di mezzo metro fuori dalla finestra della mia stanza, era uno schifo anche doppio. Se ci mettete il fatto che era il giorno di Natale, lo schifo diventava triplo. Per non parlare della triste, dolorosa, devastante assenza di Jeb… e ding-ding-ding! La campanella sulla punta dello schifometro squillava all’impazzata.
(…)
Anche nell’istante in cui ho tradito Jeb, a me importava. Ho rivissuto quel momento mille volte, ed è proprio quello che mi fa più male. Perché… cosa diavolo avevo in testa? Io e Jeb avevamo dei casini, sì, ma io lo amavo ancora. Lo amavo allora e ho continuato a farlo. Lo avrei amato per sempre.
Ma adesso che lui, dopo la mia mail, non si era fatto vedere da Starbucks, il suo messaggio era chiaro: lui, invece, non mi amava più.




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