sabato 16 dicembre 2017

16 Dicembre: Un cuore bugiardo



Buon sabato Readers! 

"Katie McGarry ha una bravura incredibile nel riuscire a creare personaggi complicati e impossibili da dimenticare. Tutto è iniziato qualche anno fa quando ha scritto la storia di Echo e Noah. Poi ha proseguito con Lila e Lincon, Rachel e Isaiah e infine è arrivata a Haley e West. Io ho letto i primi due libri, e ora questo. Ho solo una parola: meravigliosi.
La trama, i personaggi, le emozioni che riesco a trasmetterti ti fanno sentire parte integrante del libro, e un lettore sa che non c'è niente di più bello!
Haley e West mi hanno conquistato. Sono rimasta ore incollata al libro. Ogni volta che sembrava procedere tutto per il meglio qualcosa di nuovo veniva fuori e chiudere l'e-reader era impossibile.

Sono cresciuti in maniera diversa eppure si completano a vicenda. Vengono da due mondi che potremmo definire opposti ma all'amore, questo non interessa." Recensione completa

CAPITOLO 1 

Haley

Una porta cigolò e si aprì in fondo al corridoio, e il rumore di tacchi alti echeggiò fino alla fila di caselle postali di ferro. Cercai di fare la vaga, mentre frugavo nella posta. Tutte cose della nostra vita precedente: le riviste di arti marziali miste di mio fratello, un catalogo di bambole American Girl per mia sorella, un altro catalogo di semi e giardinaggio per mia madre.
Solleciti di pagamento per mio padre.
E ancora, altre richieste di denaro. Chissà se era il caso di darle a papà, o passarle direttamente a mamma e nonno. Forse dovevo risparmiare a tutti il disturbo e bruciarle. Tanto ne sarebbero arrivate altre l’indomani.
Mi destreggiai per non far cadere tutto a terra. Oltre le finestre, il cielo imbruniva. Inspirai profondamente per placare l’adrenalina che mi scorreva nelle vene. Avevo troppo da fare, e troppo poco tempo a disposizione: la posta, la lista della spesa della zia, convincere il nonno che mi odiava a scrivermi una lettera di referenze, fare un salto a prendere gli ansiolitici di papà. Era venerdì sera e mi rimanevano solo due ore per rientrare prima del coprifuoco dello zio, o avrei passato la notte per strada.
La donna con i tacchi rumorosi proseguì lungo il corridoio senza accorgersi di me, dirigendosi all’ingresso degli impiegati. Al contrario di me, indossava un pesante cappotto invernale. I capelli erano castano chiaro come i miei, ma io li portavo più lunghi. Dovevo avere le guance colorite come lei, per il vento di febbraio.
Quel palazzo per lei era la normalità. Per me niente di tutto ciò era normale. La mia famiglia e io non avevamo più un vero e proprio indirizzo di posta a Louisville. Non avevamo più una casa.
Mi bloccai all’ultima lettera della pila, e non perché avessi avuto un’illuminazione. No, ero rimasta paralizzata proprio come quando papà aveva annunciato di aver perso il lavoro. Proprio come il giorno in cui lo sceriffo della contea aveva appeso alla porta di casa l’avviso di sfratto. Era una sottile busta bianca. Nessuno nel vederla avrebbe sentito il cuore sprofondare sotto i piedi. Io sì. Veniva dall’Università di Notre Dame, e ovviamente non era un’ammissione.
Chiusi di scatto la casella postale. Che schifo di giornata.

 ****

Un bacio, 
Angela 

Nessun commento:

Posta un commento