sabato 3 dicembre 2016

3 Dicembre 2016... terzo giorno di Avvento!


"A fior di pelle" di Sophie Jackson è entrato dritto nella classifica dei libri che non mi stancherei mai di leggere. Emozioni, Paura. Desiderio. Destino. 

Kate e Carter mi hanno insegnato che quando il passato ti segna, andare avanti è difficile. Non so se ognuno di noi ha un destino già scritto, un filo che ci collega alla propria anima gemella, so solo che loro due erano destinati a incontrarsi ancor prima di conoscersi. A restare una parte fondamentale l'uno dell'altro anche quando erano solo un ricordo sbiadito di una notte tragica.. 




Un debito.. 
Una promessa.. 
La loro libbra di carne. 






(Pericolo spoiler!)


Prologo


La libbra di carne ch'io reclamo da luiè stata comprata a caro prezzo. È mia. E l’avrò!WILLIAM SHAKESPEARE, Il mercante di Venezia

L’eco di passi affrettati sul marciapiede risuonava all'unisono con il battito del suo cuore. Il padre le stringeva la mano così forte da farle male; aveva solo nove anni e si affannava a stargli dietro con le sue gambette. Lui aveva il volto teso, e i suoi occhi, di solito luminosi e spensierati, erano rabbiosi e scuri come il cielo di quel giorno. Le venne da piangere. Che stupida.

Un rumore improvviso dietro di loro. Lei si voltò di scatto. Da un vicolo sbucarono cinque uomini incappucciati; mantenevano la loro stessa andatura, a testa bassa, seguendoli come predatori.

Se suo padre le sussurrò qualcosa per tranquillizzarla, lei non lo sentì, perché in un attimo furono colpiti con forza alle spalle. Lui cadde per terra, trascinandola con sé. Una mazza da baseball si abbatté due volte sulla sua schiena con un tonfo raccapricciante, e lei, disorientata, con le ginocchia sbucciate e doloranti, alzò lo sguardo e cominciò a gridare.
Non ebbe nemmeno il tempo di accorgersene, che una mano la schiaffeggiò spedendola di nuovo sul selciato; davanti agli occhi vedeva solo nero e nelle orecchie le rimbombava il grido furioso di suo padre, il quale balzò in piedi e si lanciò contro uno degli aggressori. Rimase a guardare terrorizzata mentre su di lui piovevano pugni, calci, colpi di mazza.
Nella confusione di voci che gli ordinavano di consegnare il portafoglio, dietro l’ammasso di corpi che lo circondavano, suo padre le urlò di scappare. La implorava, la pregava di fuggire, e intanto quegli uomini continuavano a picchiarlo. Ma lei non riusciva a muoversi. Era paralizzata. Come poteva chiederle di abbandonarlo? Doveva aiutarlo, salvarlo! Piangeva, e dalla gola le uscì un grido.

Un altro pugno. A quel punto il padre gemette di dolore e cadde in ginocchio. Lei provò ad avvicinarsi, l’aveva quasi raggiunto quando si sentì afferrare per un braccio. Tirò un sospiro di sollievo: era arrivata la polizia, o forse una guardia del corpo della scorta. Invece no, era un ragazzino non molto più alto di lei, indossava una felpa nera con il cappuccio.
Appena si rese conto che lui la stava portando via, strillò con tutto il fiato che aveva in corpo e si divincolò, intimandogli di lasciarla andare. Non si rendeva conto che suo papà aveva bisogno di lei? Che senza il suo aiuto sarebbe morto? Ma lo sconosciuto non le diede ascolto e la trascinò lontano da lì.

In quel momento vibrò nell'aria uno sparo fragoroso. Il ragazzino la spinse via dalla strada infilandosi nell'androne di un palazzo abbandonato a due isolati di distanza.
Lei chiamò suo padre a gran voce, si liberò dalla stretta del soccorritore e provò a tornare indietro. Ma non fece molta strada: lo sconosciuto la braccò e la buttò a terra, bloccandola con il suo peso. Lei urlava e lottava con tutta se stessa, però presto fu troppo stanca anche per urlare e le sue grida si trasformarono in singhiozzi disperati. Poi due mani la sollevarono e la riportarono di nuovo nell'androne gelido. Affondò il viso nella felpa sporca del ragazzino e scoppiò a piangere. Doveva tornare dal suo papà. Doveva assicurarsi che stesse bene. Perché lui stava bene. Un braccio le cinse le spalle e una mano fredda le accarezzò la guancia. Non ce la faceva più, e infine crollò.
Non sapeva per quanto tempo fosse rimasta in quel palazzo. Forse per ore; forse si era persino addormentata. Dopo ricordò soltanto un uomo con la barba che la portava in braccio verso un’ambulanza. Quando aprì gli occhi gonfi di pianto vide poliziotti e infermieri in un mare di luci lampeggianti rosse e blu.
Dalle espressioni dipinte sui loro volti – che l’avrebbero perseguitata per il resto della sua vita – ebbe la certezza che suo padre non le avrebbe rimboccato le coperte.


Né quella notte, né mai più.

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