martedì 20 dicembre 2016

20 Dicembre 2016.. ventesimo giorno di Avvento!


Bea e Jake mi hanno regalato una storia dolcissima. La loro amicizia è nata così, con una scommessa sciocca che avrà il potere di cambiare per sempre il loro modo di amare e di farsi amare. I luoghi descritti in questo libro sono un mondo bellissimo. Ho sognato ogni particolare della libreria mentre leggevo.. e tutti i luoghi di New York mi hanno fatto fare un viaggio bellissimo. Il loro è un amore lento, delicato.. che ti conquista piano piano, sospiro dopo sospiro.  Sono stati una compagnia, una carezza nei momenti più stanchi e pesanti della giornata. ❤





Capitolo 1
Ristorante Stromoli, Undicesima Strada, Brooklyn

«Bea?».
Altri cinque minuti…
«Bea, tesoro, perché intanto non ordiniamo? Non penso che…».
«No, sicuramente lui non…».
«Shhh! Non vedi quanto è agitata?»
«Cosa? Ma io sto solo dicendo che…».
ArriveràLo so che arriverà
«Penso le abbia dato buca».
«Perché non provi a dirlo a voce un po’ più alta? Credo che il cameriere del ristorante di fronte non ti abbia sentito…».
«Forse è meglio se aspettiamo ancora un po’…».
«Il fatto è che non ha dato buca solo a Bea, ma a tutti noi…».
Bea James chiuse gli occhi sperando che i suoi familiari, riuniti al suo capezzale, la piantassero una buona volta di dare voce ai pensieri che le si agitavano nella testa. Certo, avevano ragione: non poteva negarlo. Aspettavano da quasi due ore, e adesso persino il tranquillo cameriere di Stromoli stava lanciando delle occhiate non troppo discrete all'orologio.

(…)

In piedi sul marciapiede buio dell’Undicesima, Bea alzò lo sguardo per fissare la pioggia pesante che cadeva dalla tenda di plastica sopra l’ingresso di Stromoli. Finalmente lasciò che le sue lacrime scendessero libere. Aveva desiderato solo una cosa per quella serata: che il suo ragazzo mantenesse la parola data. In fin dei conti era stata un’idea di Otis, non certo sua. E si era impegnato tanto per riunire la famiglia di Bea da entrambi i lati dell’Atlantico… Doveva esserci un motivo importante, se aveva chiamato a raccolta tutta la famiglia James, no? Voleva fare un annuncio e chiedere qualcosa a Bea. Tutti naturalmente erano saltati all'ovvia conclusione. E come poteva trattarsi di qualcosa di diverso?
Bea aveva investito così tanto in quella relazione. Spesso si era sentita sola, con tutto il peso della coppia sulle spalle. Aveva sempre perdonato Otis: quando non manteneva le promesse, quando i suoi piani le si ritorcevano contro, quando il suo impegno nel rapporto scemava. Certo, avevano i loro problemi, ma non li avevano forse tutte le coppie? Pensò alle persone riunite intorno a quel tavolo da Stromoli: a quel punto senza dubbio stavano ordinando ogni cosa presente sul menu. Erano tutti felicemente sposati, persino la zia Ruby. Il suo coraggioso marito, zio Lou, aveva accettato di stare con lei per quasi quarantanni di felice vita matrimoniale, fino a che il suo cuore non aveva perso l’ultima battaglia, l’anno prima. Certo, ogni tanto litigavano – le donne della famiglia James erano famose per la loro esuberanza, ma era anche vero che la storia ricordava generazioni su generazioni di relazioni lunghe e fortunate. Bea aveva sperato che quella convocazione generale da parte di Otis fosse il segnale che indicava che presto anche il suo nome si sarebbe aggiunto a quella lista. E la sua famiglia non aveva certo nascosto le proprie speranze: si aspettavano una proposta, il che, considerata l’assenza di Otis, rendeva la situazione ancora più drammatica.
Bea prese il cellulare e telefonò a Otis per l’ultima volta.
«Otis, basta. Non so a che gioco stai giocando, e a essere onesta non m’importa. Basta. Non chiamarmi più».
Attaccò e chiuse gli occhi.


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