giovedì 21 dicembre 2017

20 Dicembre: Le fragilità del cuore




Buongiorno Readers e buon solstizio d'inverno!

Da me le temperature superano di poco lo 0 e c'è un vento freddissimo!!! Come potete vedere, oggi ho due giorni del Calendario da recuperare... purtroppo ieri non sono riuscita a preparare il post.

Pur non avendo ancora pubblicato la recensione di questo romanzo, ci tenevo troppo ad inserirlo! E' uno dei Contemporary romance più belli dell'anno. Intrigante, coinvolgente, con un'ambientazione stupenda e colpi di scena ad ogni capitolo. Trovare la forza  di volontà per smettere di leggere è stato impossibile!

Per il momento vi lascio uno stralcio del primo capitolo e spero al più presto di pubblicare anche la recensione. Ma, molto probabilmente slitterà tutto dopo natale.


CAPITOLO 1 

Annie non parlava con la sua valigia di solito, ma non era propriamente in sé di recente. La luce degli abbaglianti penetrava a malapena il caos tetro e vorticoso della bufera di neve e i tergicristalli della sua obsoleta Kia non potevano nulla contro la furia della tormenta che aveva colpito l’isola. «È solo un po’ di neve» disse Annie alla valigia voluminosa incastrata sul sedile del passeggero. «Okay, sembra la fine del mondo. Ma non vuol dire che lo sia.»
Sai che odio il freddo, rispose la valigia col tono lamentoso di una bambina che cerca di farsi valere sbattendo il piede a terra. Come hai potuto trascinarmi in questo posto orribile?
Annie non aveva avuto altra scelta.
Una sferzata gelida scosse l’auto, mentre i rami degli abeti vetusti che incombevano sulla strada sterrata flagellavano l’aria come i capelli di una strega. Chi credeva che l’inferno fosse una fornace ardente si sbagliava di grosso. Annie ne era convinta: l’inferno era quell’isola gelida e ostile.
Mai sentito parlare di Miami Beach?, rimbeccò Crumpet, la principessa viziata nella valigia. Ma no, tu dovevi proprio trascinarci in un’isola deserta nel mezzo del Nord Atlantico, dove probabilmente finiremo divorati dagli orsi polari!
Le marce grattavano mentre la Kia avanzava a fatica sulla strada stretta e scivolosa. Annie aveva mal di testa, le costole le dolevano per il troppo tossire e il semplice gesto di allungare il collo per guardare attraverso la porzione ancora limpida del parabrezza le faceva girare la testa. Era sola al mondo e l’unica cosa che la teneva ancorata alla realtà erano le voci immaginarie dei suoi pupazzi da ventriloqua. Per quanto stesse male fisicamente, l’ironia della situazione non le sfuggiva di certo.
Ripiegò sulla voce più rassicurante della controparte di Crumpet, l’assennata Dilly, riposta nella seconda valigia rossa adagiata sui sedili posteriori. Non siamo nel mezzo dell’Atlantico, disse la giudiziosa Dilly. Siamo su un’isola a sedici chilometri dalle coste del New England e, che io sappia, non ci sono orsi polari nel Maine. Inoltre, Peregrine Island non è deserta.
Dettagli. Se Crumpet fosse stata sul braccio di Annie, avrebbe alzato il nasino all’insù. La gente qui sopravvive a stento durante l’estate, figurarsi in inverno. Scommetto che si nutrono con la carne dei loro stessi morti.
L’auto sbandò leggermente. Annie riprese il controllo, serrando la presa delle sue mani guantate sul volante. Il climatizzatore funzionava a malapena, ma lei aveva iniziato a sudare sotto il giubbino.
Devi smetterla di lamentarti, Crumpet, disse Dilly, rimproverando la sua controparte irritabile. Peregrine Island è una famosa meta turistica estiva.
Non siamo in estate!, replicò Crumpet. È la prima settimana di febbraio, siamo appena sbarcati da un traghetto che mi ha fatto venire il mal di mare e ci saranno al massimo cinquanta persone su quest’isola. Cinquanta stupidissime persone!
Sai che Annie non aveva altra scelta, disse Dilly.
Perché è una fallita, sghignazzò una sgradevole voce maschile.
Leo aveva la brutta abitudine di dar voce alle paure più profonde di Annie ed era inevitabile che si insinuasse tra i suoi pensieri. Era il burattino che le piaceva di meno, ma ogni storia ha bisogno di un cattivo.
Molto scortese da parte tua, Leo, disse Dilly. Sebbene sia la verità.
La scontrosa Crumpet continuò a lamentarsi. Tu sei l’eroina, Dilly, tutto si risolve sempre per il meglio per te. Ma non per noi. Mai. Siamo spacciati! Spacciati, vi dico! Siamo per sempre...
La tosse di Annie interruppe le scenette teatrali interiori dei suoi pupazzi. Prima o poi, il suo corpo si sarebbe ripreso dai postumi persistenti della polmonite – o almeno era quello che sperava –, ma che ne sarebbe stato del resto di lei? Aveva perso fiducia in sé stessa e, all’età di trentatré anni, dubitava che i giorni migliori della sua vita dovessero ancora arrivare. Era fisicamente debole, emotivamente svuotata e alquanto terrorizzata: non proprio la condizione ideale per qualcuno costretto a trascorrere due mesi su un’isola sperduta del Maine.
Sono solo sessanta giorni, cercò di far presente Dilly. E poi, Annie, non hai dove altro andare.
Eccola. L’amara verità. Annie non aveva dove andare. Non aveva altro da fare se non cercare l’eredità che sua madre le aveva forse, o forse no, lasciato.
La Kia impattò un solco colmo di neve e la cintura di sicurezza si bloccò. La pressione sul petto indusse Annie a tossire. Se solo avesse potuto dormire al villaggio quella notte, ma l’Island Inn sarebbe rimasto chiuso fino a maggio. Non che lei potesse permettersi una camera, in ogni caso.
La macchina raggiunse a fatica la vetta della collina. Nel corso degli anni, Annie si era abituata ad affrontare qualsiasi tipo di clima insieme ai suoi pupazzi per raggiungere i luoghi più disparati in cui esibirsi, ma persino una guidatrice decente abituata alla neve come lei aveva un controllo limitato su una strada come quella, specialmente nella sua Kia. C’era un motivo per cui gli abitanti di Peregrine Island guidavano dei fuoristrada.
Va’ piano, le consigliò un’altra voce maschile proveniente dalla valigia sul sedile posteriore. Chi va piano va sano e va lontano. Peter, il pupazzo eroe, il suo cavaliere senza macchia e senza paura, era una voce di incoraggiamento, al contrario dell’ex ragazzo – barra amante – di Annie, che aveva incoraggiato sempre soltanto sé stesso.
Annie fermò l’auto, poi iniziò la lenta discesa. Fu a metà strada che successe.
L’apparizione si materializzò dal nulla.
In fondo alla discesa, un uomo vestito di nero sfrecciò sulla strada in groppa a un cavallo nero come la notte. Annie aveva sempre avuto una fervida immaginazione – come testimoniato dalle conversazioni interiori con i suoi pupazzi – e credette di star immaginando tutto. Ma la visione era reale. Cavallo e cavaliere saettavano tra la neve, l’uomo ricurvo sulla criniera fluente dell’animale. Erano creature demoniache, un destriero infernale e un folle che galoppavano nella furia della bufera.
Scomparvero con la stessa rapidità con cui erano apparsi, ma il piede di Annie pestò il freno istintivamente e l’auto iniziò a slittare. La Kia sbandò e finì nella cunetta piena di neve con un tonfo spaventoso.
Sei proprio una perdente, sogghignò Leo il cattivo.
Gli occhi di Annie si riempirono di lacrime di sfinimento. Le mani le tremavano. L’uomo e il suo cavallo erano stati reali o li aveva immaginati?


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Un bacio, 
Angela 

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