domenica 2 agosto 2015

"Città di carta" di John Green - Recensione


Titolo: Città di carta
Autore: John Green 
Editore: Rizzoli 

Giudizio: 









Se vi aspettate una storia semplice, un amore tra due adolescenti all'ultimo anno di scuola superiore avete sbagliato libro. D'altronde l'autore di questo libro è John Green che un po' come Nicholas Sparks non ama le cose semplici e che soprattutto  non da per scontato il lieto fine... sarà anche il caso di questo libro?  



Trama



Quentin Jacobsen è sempre stato innamorato di Margo, fin da quando, da piccoli, hanno condiviso un'inquietante scoperta. Con il passare degli anni il loro legame sembrava essersi spezzato, ma, poco prima del diploma, Margo appare all'improvviso alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile che prevede la vendetta da parte di Margo per i suoi amici che non le avevano riferito che il suo fidanzato la tradiva con una sua amica, Becca.
Quentin spera che tra loro tutto ricomincerà. E invece no: la mattina dopo Margo scompare misteriosamente. Tutti credono che si tratti di un altro dei suoi colpi di testa, di una delle sue fughe che l'hanno resa popolare a scuola, ma questa volta è diverso, questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima. Così Quentin e i suoi amici inizieranno la ricerca degli indizi che lei era solita lasciare prima di partire.

Recensione 

“Ognuno all’inizio è una nave inaffondabile.Poi ci succedono alcune cose: persone che ci lasciano, che non ci amano, che non capiscono o che noi non capiamo, e ci perdiamo, sbagliamo, ci facciamo male, gli uni con gli altri.E lo scafo comincia a creparsi.E quando si rompe non c’è niente da fare, la fine è inevitabile.Però c’è un sacco di tempo tra quando le crepe cominciano a formarsi e quando andiamo a pezzi.Ed è solo in quel momento che possiamo vederci, perché vediamo fuori di noi dalle nostre fessure e dentro gli altri attraverso le loro.”

Quando si inizia un libro, nonostante la trama, c'è sempre qualcosa che ci sfugge. Non sappiamo niente sui personaggio che incontreremo, sulle loro storie sui loro caratteri. Non sappiamo se finiremo per amarli o per odiarli. E' tutto un mistero, che non vediamo l'ora di risolvere. 


Se oltre a questo nella storia ci aggiungiamo anche  degli indizi che ci collegano a una persona scomparsa non possiamo che non appassionarci. 


Dopo aver letto "Colpa delle stelle" e conoscendo almeno un minimo il modo si scrivere di  John Green mi aspettavo un libro pieno di frasi bellissime. Frasi che ti colpiscono, ti squarciano il petto e ti riempiono perchè sono talmente simili al tuo essere o al tuo essere stato da far quasi paura. 


L'inizio di questo libro è stato un po' strano. Non mi è piaciuto particolarmente. Ogni singolo persiero di Quentin era rivolto a Margo. Una cosa che ho trovato un po' noiosa e sono stata tentata a chiudere e iniziare qualcos'altro poi però qualcosa si è acceso e non ho potuto fare a meno di finirlo perchè io ero diventata Quentin e il mio obbiettivo era salvare Margo. 



"Ecco il brutto: da quassù non vedi la ruggine, la vernice scrostata, ma capisci che razza di posto è davvero. Vedi quanto è falso. Non è nemmeno di plastica, persino la plastica è più consistente. E’ una città di carta. Guardala, Q: guarda tutti quei viottoli, quelle strade che girano su se stesse, quelle case che sono state costruite per cadere a pezzi. Tutte quelle persone di carta che vivono nelle loro case di carta, che si bruciano il futuro pur di scaldarsi. Tutti quei ragazzini di carta che bevono birra che qualche cretino ha comprato loro in qualche discount di carta. Cose sottili e fragili come carta. E tutti altrettanto sottili e fragili. Ho vissuto qui per diciotto anni e non ho mai incontrato qualcuno che si preoccupasse delle cose che contano davvero."



Forse a colpirmi di più  non è stata la trama, ma il modo in cui sono stati espressi dei concetti. Il modo in cui vengono spiegati determinati stati d'animo. 


Capire una persona non è mai semplice e come vuole dimostrare anche questo libro, se ci affidiamo solamente alle apparenze non raggiungeremo mai la realtà. Ogni idea, ogni pensiero sarà dal tutto sbagliato rispetto alla persona che ci troviamo realmente di fronte. E questo Quentin lo sa bene. 


Lui si era fatto un'idea precisa della sua Margo. Era restato a quella bambina di 10 anni che lo saluta da dietro il vetro per poi non rivederla più. Non aveva la benché minima idea che la ragazza che guardava da lontano era molto più complicata di quanto potesse mai immaginare. 


Che tutto quello che faceva non era per attirare l'attenzione su di lei, ma perchè dentro di lei qualcosa si era rotto e quella città la opprimeva troppo. Se restava per lei sarebbe stata la fine. 



"E’ durissima per gli altri spiegare a noi come ci vedono e durissima per noi spiegare agli altri come ci sentiamo.

Ma anche Margo aveva un'idea sbagliata su Quentin. Lui non era un ragazzo "senza palle" che ha paura della sua ombra. Magari da piccolo si, ma crescendo tutto questo è scomparso. 

Però non se n'è accorto. 

Ad accorgersene è stata Margo la sera in cui gli ha chiesto aiuto. In cui si è giocata le sue ultime carte prima si scomparire. 


Mettiamola così. Lei per ringraziarlo ha voluto fargli un ultimo regalo. Gli lascia una serie di indizi per metterlo alla prova. Per vedere fin dove si sarebbe spinto. 


E Quentin ce la mette tutta. Inizia a cercare ogni traccia, ogni minuscolo passaggio di Margo pur di ritrovarla. 


Ma riuscirà a trovare qualcuno che non vuole essere trovato? Se la troverà gli farà cambiare idea o la lascerà andare per sempre? 


…E anche se arrivi tardi, alla fine arrivi sempre.


Queste sono le domande che mi sono posta fino alla fine e devo essere sincera: la parte finale è stata la mia preferita. Li veramente tutti i nodi vengono al pettine e quando ormai sembra che i giochi sono conclusi ti rendi conto di aver appreso delle cose stupende da questo libro. Cose che ormai fanno parte di te. 


La verità ti stordisce, ma andando avanti con la lettura capisci che è l'unica cosa che non fa staccare l'ultimo "filo" e allora si. Tutto acquista  un senso e la pace torna a farsi strada in te. 



"Il sempre è fatto di tanti adesso"  

Buona lettura :*  

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